AIDAN

Cinque anni fa Nadia Bonometti era un'impiegata come tante. La sua vita fin troppo regolare, era costellata da cartellini da timbrare, pause pranzo e qualche caffè accompagnato da sigaretta quando si poteva. Ogni settimana, ogni mese, ogni anno erano scanditi dagli stessi ritmi.

Ma il suo animo era inquieto: aveva bisogno di esprimere il suo essere sensibile e profondo plasmando la materia e nel fine settimana nulla poteva distoglierla dal dare una mano nel laboratorio del papà, falegname da una vita.

L'odore del legno, dei mordenti e della cera d'api, erano per Nadia un richiamo troppo forte, il desiderio di creare un oggetto con il legno o restaurare un mobile antico pulsava nelle sue vene. Nadia sentiva il bisogno di “sporcarsi le mani” di creatività e quelle ore in bottega, come un'abluzione, la purificavano dai giorni trascorsi tra i muri di un ufficio.

Ma un giorno avvenne la svolta…decise di abbandonare un lavoro ben retribuito che le garantiva di vivere bene economicamente per dedicarsi al suo sogno: l'Arte.

Sembrerebbe una storia bohémien d'altri tempi ed invece è il vissuto di una ragazza bresciana dei nostri giorni che decide di mettersi in gioco, e le regole questa volta, è lei a stabilirle.

La prima opera che realizza subito dopo questo coraggioso gesto è, guarda caso, “l'Impiegato”. Sulla tela campeggia, a metà tra la pittura e la scultura, una figura a mezzo busto. Indossa una impeccabile camicia bianca il cui colletto è in rilievo. E fin qui nulla di particolare se non fosse per la testa del personaggio realizzata esclusivamente con della paglia che dal colletto della camicia fuoriesce per ramificarsi su tutta le tela.

Una prima chiave di lettura ci porterebbe a vedere nell'“Impiegato”, l'autoritratto della Bonometti ante- svolta, imprigionata nel conformismo. Ma la pitto-scultura di Aidan ci suggerisce anche un'altra interpretazione: andare oltre le apparenze perchè spesso dietro la barriera della burocrazia che rende tutto asettico ed impersonale, si cela una persona ed il suo mondo fatto di sogni e passioni.

Con il tempo la creatività di Aidan diventa sempre più “invadente” tant'è che spesso, racconta, “non riesco a prendere sonno. La mia mente è sempre in attività e mi suggerisce continuamente nuove opere da realizzare”.

Oggi la Aidan è un vulcano in eruzione e non è difficile incontrarla tra mercatini antiquari alla ricerca di piccoli oggetti: chiavi arrugginite, cartoline, libri usati, tutto ciò che profumi di antico per inser ir lo nella sua prossima opera.

Leit-motive della sua arte? Il ricordo.

C'è nelle opere di Aidan la voglia di fermare il tempo, di catturare un'emozione e lo fa con tutte le sue forze…..l'introduzione nei suoi dipinti dei tessuti “ghiacciati” ne è un esempio. Quest'ultimi sono dei drappi di tessuto dalle curve morbide e voluttuose i quali emergono dalla tela quasi sospinti da un folata di vento ma al tatto (perché una delle caratteristiche delle pitto-sculture dell'artista bresciana, è che si possono “toccare”) sono rigidi quasi a voler immortalare per sempre quel respiro del passato.

Nell'opera “Cuori in cammino” i protagonisti sono delle vecchie cartoline ed una cartella in cuoio degli anni ‘60. L'aspetto interessante che occorre sottolineare è che le cartoline non sono inserite nel quadro dal lato illustrato bensì girate dal lato più personale su cui compaiono gli indirizzi, i fugaci saluti e brevi frasi di affetto. Ancora una volta il tema dell'andare oltre…dietro alla bella immagine di un panorama di cui una cartolina è espressione, si nasconde un universo di sentimenti. Oltre l'apparire, l'essere.

Nelle nuove opere di Aidan, frutto della produzione della seconda metà del 2007 vengono riprese e affinate queste tematiche ma con l'inserimento di un nuovo elemento.

Per Aidan non è più sufficiente raccontare un ricordo o un sentimento “su tela” ma deve farlo entrando “nella tela”. Infatti le ultime opere sono caratterizzate da “lacerazioni” del supporto. Raffia spaghi, archetti di violino trapassano la tela. “Un modo”, dice l'artista, “per affermare con maggiore efficacia e incisività, che queste opere mi appartengono”.

E “Insonnia d'amore” è il più bell'esempio di questo nuovo ciclo.Accanto ad una Aidan sentimentale e nostalgica, sempre in bilico tra passato e presente, ne vive un'altra più minimalista che si potrebbe facilmente incontrare invece in un ambiente “whitecube”. È la Aidan che realizza gli“Study design” opere astratte o semplicemente di ricerca.

Perché si sa, ogni artista è sempre in continua evoluzione e sperimenta nuove forme espressive.

Gli study design sono opere essenziali in cui prevalgono i colori come il blu, l'azzurro ed il verde, tonalità non presenti nella prima Aidan in cui invece i protagonisti sono gli ocra, i dorati e le sfumature calde delle terre.

(Tiziana Vommaro)